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Vuoi sapere come investire la vita?

È il problema di tutti.

Vuoi sapere come investire la vita?

Per te, giovane, vuol dire interrogarsi su cosa farai da grande; per me, adulto, chiedermi cosa potrò fare domani perché la mia vita frutti al massimo.
Sei venuto da me, non con quell’atteggiamento con cui si va all’ufficio di collocamento o quando si cercano proposte di lavoro sui giornali.
Il tuo problema è più serio perché ognuno ha una vocazione, anzi, è una vocazione e la riuscita dipende dalla risposta che ognuno sa dare: vivere infatti è rispondere.

Come scoprire la propria vocazione?
Ne parlo volentieri con te.

Ero presente quando furono inaugurati i restauri della volta della Cappella Sistina. Avevo una gran voglia di vedere come la scena della creazione era uscita dalle mani di Michelangelo e fui proprio soddisfatto quando vidi, anzi, mi sentii, quell’Adamo disteso per terra a cui Dio, col suo dito, comunicava la vita. L’avevo già vista tante volte quella scena, ma tutta oscurata dal fumo delle candele e deteriorata dal tempo: aveva proprio bisogno di quel restauro perché mi colpisse con i suoi colori e riacquistasse tutta la sua vivacità, tutta la sua verità.

Chissà per quanti miliardi di anni le mani di Dio sono dovute intervenire sulla materia per poter avere un’altra mano, la mano di Adamo, da toccare; chissà quanto Dio avrà atteso prima di poter avere, fra le miriadi di creature che popolano galassie e mondi che, forse, ci rimarranno sempre sconosciuti, una creatura intelligente, l’uomo, con cui dialogare. Ma, «… che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?», dice il Salmo 8.
Quando penso alle milioni di galassie che formano l’universo, ai miliardi di sistemi planetari, …che cos’è l’uomo perché te ne curi? Che cos’è l’uomo, se la terra, nell’universo, è infinitamente meno di un granello di sabbia nell’oceano?
Qualcuno ha detto che l’onnipotenza di Dio si manifesta nell’esser capace, Lui, l’infinitamente Grande, di prendersi cura di me, di te, infinitamente piccoli e insignificanti: solo un vero Signore è capace di tanto! Nessuno forse, ha mai detto parole così sagge e profonde su Dio!
I Padri della Chiesa -anche se per loro era molto più facile crederlo, non sapendo tutto quello che sappiamo noi oggi- dicevano che le mani del Creatore, del Padre, sono l’azione dello Spirito con cui il Padre, guardando al modello del Figlio, plasma dalla terra l’uomo e la donna perché siano a sua immagine e somiglianza: che mistero meraviglioso!

Nella scena della Cappella Sistina della mano di Dio e di Adamo, c’è tutta la nostra vita, c’è tutta la nostra storia che affonda le sue radici nella storia dell’universo. C’è la mia storia, la tua storia, fatta di mille avvenimenti, di mille incontri, di mille esperienze.
Quegli avvenimenti sono la terra che le mani di Dio hanno plasmato per farmi essere quello che sono, e perché un giorno, incontrando quelle mani che mi hanno fatto e plasmato, potessi finalmente scoprire chi sono davvero: «Signore, tu mi scruti e mi conosci… Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre… Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra… Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita» [SALMO 138]. Come non pregare con questo salmo, contemplando l’affresco della Sistina e pensando alla nostra vita, al suo senso, al suo perché…
Quale senso, quale scopo dare alla vita? Solo quando sapremo chi davvero siamo, riusciremo a cogliere i desideri profondi che abitano il nostro cuore; solo dopo aver scoperto il tesoro, avremo la forza di «vendere tutto» per conquistare quello che davvero vorremmo essere, quello che Dio, da sempre, voleva che ciascuno di noi fosse.

La vita è un gran dono di Dio e, come tutti i doni, non si può sciupare.
Ma perché Dio mi ha dato la vita? Perché lo ha fatto senza chiedermi il permesso, l’autorizzazione? Potremmo anche chiederci, perché me l’ha imposta? Per essere felice! Sì, Dio mi ha creato per essere felice.
È vero: soltanto quando si è felici, si vive pienamente, si lavora con frutto e si sta veramente bene.
Dio non poteva crearmi per soffrire: sarebbe stato un atto di crudeltà. Eppure, quante volte ho sentito dire, quasi fosse un lamento: «Ma perché Dio mi ha messo al mondo? Perché devo soffrire così tanto? …questo non è vivere!» fino al punto che qualcuno ha teorizzato che, in certe condizioni, è bene, anzi, è dignitoso togliersi la vita!

Riflettiamo con ordine.
Dopo che Dio mi ha creato, mi ha toccato col suo dito onnipotente - così come rappresentato da Michelangelo - Dio non se n’è andato, lasciandomi nei guai.
No! Dio mi ha preso per mano e il suo sogno è quello di condividere, in tutto, la mia vita.
Il termine ebraico per esprimere la creazione è «bara’», creare, che è la radice della parola «Berit», alleanza. Creare allora vuol dire: costituire un patto di alleanza.
Non esiste nulla che sia uscito dalla nostra testa o modellato dalle nostre mani a cui noi non siamo legati! I nostri atti e le nostre realizzazioni manifestano quello che siamo! Questa unità ci dice che la creazione è alleanza e che l’alleanza è creazione. Noi esistiamo grazie a questo legame col Creatore! Sta a noi tenere la nostra mano nella sua e credere che, dove Lui ci conduce, è la strada migliore: questa è la fonte della felicità!

 

Tratto dalla pubblicazione LETTERA PASTORALE SULLA VOCAZIONE

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Tag: religiosa sacerdotale vocazione

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