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Creati per essere felici

Creati per essere felici

Insieme alla vita Dio ci dona la felicità.
La felicità è la pienezza di quella gioia di cui il cuore ha bisogno e nessuno può vivere senza questa gioia; al massimo, potrà sopravvivere. Una persona senza gioia è come una barca a vela senza vento.
La felicità deriva dal sentirsi sicuri, liberi da ogni paura, così da essere nella gioia anche quando le cose non vanno per il verso giusto; la nostra felicità infatti, non dipende dalle cose o dagli avvenimenti della vita ma dal modo con cui li viviamo.

Gesù ci ha detto chiaramente: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» [Mc 8, 34]. Chi parla in questo modo, non Lo si può certo accusare di mancanza di realismo! La vita é rinnegamento e croce, è camminare nel deserto e nelle tenebre, ma con una certezza: in ogni momento del nostro cammino noi siamo sempre tenuti per mano da Dio. Questo é il paradosso della vita cristiana: la sofferenza può coesistere con la gioia del cuore, il dolore con la felicità.
San Francesco d’Assisi, che se ne intendeva, spiegò bene a frate Leone che cosa fosse «perfetta letizia»: «…volentieri per l’amor di Cristo sostenere pene, ingiurie, obbrobri, disagi» [Fioretti, VIII].

La vita è come un cammino attraverso il deserto, infestato di ladri e briganti, che ti possono spogliare di tutto. Non sono un pessimista e mi spiego.
Anche se hai avuto la fortuna di non avere mai trovato la tua casa scassinata, c’è però un ladro in agguato che, pian piano, ti porta via tutto: è il «tempo». È lui, infatti, che ti porta via l’infanzia spensierata, la giovinezza felice, la maturità operosa e, lentamente, ti demolisce e ti ruba la salute; ogni giorno, pur verificando che la tua saggezza aumenta, ti accorgerai però di perdere in velocità e, forse, in staticità: queste sono le vere perdite, questo è il vero ladro.

Il tempo passa, ma Dio non ti lascia, ti tiene per mano e ti ricorda di non temere, di avere fede; di non avere paura e di fidarti di Lui. L’importante è sentire che Dio ci tiene per mano, percepire il caldo della sua mano forte che ci afferra e ci sostiene quando stiamo per cadere. Dio non ci lascia mai, non abbandona mai nessuno.

Come sentire la sua mano così da non aver paura?
C’è un modo: la preghiera.
La preghiera è il più puro atto di fede che tu possa fare ed è Dio stesso che ti aiuta a compierlo. Non è necessario essere colti per credere in Dio e sentire la sua mano; anzi, direi il contrario.
Quante volte ho sperimentato la verità dell’affermazione di Gesù: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» [MT 11, 25]. I piccoli sono gli ignoranti, i poveri, i semplici.
Per dieci anni sono stato vescovo ausiliare del Papa per le borgate di Roma. Appena nominato, parlando con una suora, la Piccola Sorella Magdalena di Gesù, mi sentii chiedere: «Nella tua zona ci sono i poveri?» «Sono prevalentemente poveri», risposi.
«Allora, sii contento! Sono contenta anch’io».
Andai con fiducia, ma quanta fatica all’inizio. A volte mi chiedevo: ma è proprio vero che «…ai poveri è annunciata la buona novella»? [LC 7, 22].
La sera, tornando stanco a casa, pensavo: «Ma questi però, non capiscono!» Poi, quando meno me l’aspettavo, incontravo tra di loro una santa, una grande santa; o un santo, un grande santo. Erano persone di grande fede e di grande preghiera, del livello di una santa Teresa; capaci di sofferenza portata con fede, del calibro di Padre Pio; gente del popolo, che riusciva a farti arrossire con la sua semplicità. Quanti nomi ho scritto nel cuore e chissà se un giorno riuscirò anche a scrivere il «libro dei miei santi», dei santi delle borgate di Roma.

Per essere felici e portare la Croce, basta sentire su di sè la mano di Dio.
Tra molti, ricordo un grande maestro: mio padre. Era un uomo semplice, trasparente e molto sensibile: era un artista. Nella vita ha portato tante croci fin dalla sua giovinezza e nella tarda età ha fatto propria l’esperienza di Giobbe e come Giobbe si è comportato. L’ho sentito tante volte «litigare» con Dio e quando, dopo aver pregato, la croce diventava ancora più pesante, allora ripeteva: «Questa, il Nazareno, me la dovrà spiegare. Sì, di questo, voglio la spiegazione!» E andava avanti, con coraggio, fino alla prossima croce dove ripeteva lo stesso ritornello.
Morì tra le mie braccia. Dopo uno spasimo più forte, che mi ricordò il grande grido del Signore, spirò e il suo volto si compose subito in una grande serenità. Ebbi la chiara sensazione che il «Nazareno» gli aveva chiarito tutto ed era entrato in quella perfetta felicità per cui era stato creato. Nonostante tutto, la sua vita è stata felice, perché ha sempre avvertito su di sè la mano di Dio.

Per vivere è indispensabile pregare.
L’uomo d’oggi è sottoposto a prove che, non temo riconoscere, sono più grandi di lui. Come prete e vescovo vorrei definirmi «esperto in croci», soprattutto di croci familiari. Per dieci anni ho incontrato famiglie in difficoltà che venivano a chiedermi una mano per portare la loro croce.
Solo con la fede, un padre fedele e innamorato della propria sposa e dei propri figli, può reggere alla prova di vedere la propria famiglia distrutta perché un’altra persona si è portata via tutto: solo con la fede, due genitori possono continuare a sperare e vivere per un figlio, schiavo della droga, che, regolarmente, demolisce se stesso e la sua famiglia.
Dinanzi a delle reazioni estreme, non capisco come gli psicologi possano affermare che le persone d’oggi sono più fragili: penso invece, che le croci di oggi siano più pesanti e che ci vuole un supplemento di fede per portarle.
Per la mia vecchiaia, se il Signore lo concederà, sogno di mettermi in un ufficio sulla cui porta vi sarà scritto: «Qui si aiuta a portare la croce» e son certo che, da quella stanza, vedrò uscire persone più serene e sorridenti dopo aver fatto loro scoprire come Dio li tenga per mano.
È noto il lamento di Padre Pio: «Tutti vengono a chiedere di liberarli dalla croce, nessuno viene a chiedere forza, per portarla insieme al Signore».
Anche Gesù ha portato la croce, una croce ingiusta e pesante. Il suo segreto per arrivare fino in fondo, ce l’ha rivelato: «Io e il Padre siamo una cosa sola» [GV 10, 30].
Quella vita che Dio ci ha dato, primo tra i suoi doni, dobbiamo ostinarci incessantemente a difenderla, lottando contro tutto ciò che potrebbe, in qualche modo, impoverirla.

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Tag: religiosa sacerdotale vocazione

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