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Il Matrimonio fonda la Famiglia

Il Matrimonio fonda la Famiglia

Quando quindici anni fa il Papa volle farmi vescovo, mi affidò tutte le fami glie di Roma. Non sapevo niente di famiglia, se non della mia, della cui bellezza però non mi ero accorto perché ero partito da casa a sedici anni per farmi prete e c’ero tornato solo sporadicamente. Dopo quell’incarico, mi sono messo sul serio a scoprirla.

Ogni mattina in ufficio a San Gio van - ni dalle 9 alle 14 ricevevo le famiglie e dal pomeriggio, fino a notte, ero nel - le parrocchie, nelle scuole, nei gruppi per incontrare coppie di sposi e di fidanzati: più che «leggere libri», ho voluto «leggere le famiglie» accorgendomi come la Bibbia sia la storia di un Dio che «vuole mettere su famiglia» con l’uomo. È un fidanzamento difficile, che si può però concludere con un matrimonio ben riuscito.
Ho scoperto ancora che Dio, quando vuol servirsi di qualcuno in modo straordinario, inizia sempre col preparagli una bella famiglia. Nessuno nella Bibbia «nasce co me i funghi»: l’albero genealogico è sempre una pagina molto importante. Anche per Gesù fu così. Dio cominciò da lontano: gli preparò una mamma e chi gli facesse le veci del Padre e, dopo avere trovato «un tempo di pace», lo fece nascere in una famiglia così normale che nessuno poté immaginare che Dio abitasse proprio lì, in una via di Nazareth.

Dio parla il linguaggio della famiglia, non tanto perché parla in modo semplice e im mediato, ma soprattutto perché il suo rapporto con l’uomo lo concepisce solo come un rapporto nuziale. Uno dei libri più significativi della Bibbia, il Cantico dei Canti ci, narra la storia d’amore tra due giovani. In tal modo Dio ci indica quale rappor to Egli desideri, non solo con l’umanità, ma soprattutto con me, con le altre persone: un vero rapporto nuziale. I grandi cristiani l’hanno capito: Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, Teresa di Gesù Bambino, quando hanno voluto raccontarci la bellezza del loro rapporto con Dio, non hanno fatto altro che commentare, in chiave personale, il Cantico dei Cantici.
Cosa sia avvenuto nella Chiesa non lo so, ma è certo che, quando io ero seminarista, il Cantico dei Cantici non era un libro «consigliabile» perché, forse, c’era ancora una Chiesa troppo celibataria e poco nuziale. Resta vero però che solo chi capisce la famiglia, comprende la Chiesa e, soprattutto, il linguaggio di Dio.
La famiglia è la cellula della Chiesa e della società. In essa c’è il presente e il domani di ogni uomo. Sono contento di trovarmi con voi, perché solo in famiglia si incontra l’uomo. Ed è proprio questo il mio problema: incontrare l’uomo. Quanti «individui» incontro ogni giorno! … e l’uomo?
Il Papa, nella sua prima Enciclica, ha scritto che l’uomo è la via della Chiesa. Verissimo! Ma, come incontrarlo veramente? Dove poterlo trovare? Io l’ho incontrato in famiglia.
Una mattina si presentò nel mio ufficio una signora con un grave problema fami - liare. Il marito, funzionario di una grande società, aveva combinato un bel guaio a livello amministrativo e ora rischiava il licenziamento. La sua situazione era sotto esame proprio in quei giorni. «Vescovo, Lei ci può salvare: telefoni a questo numero, è il Direttore Generale, e si raccomandi a lui. Ho tre figli all’università e lavora solo mio marito: se lo licenziano, siamo rovinati». La vedo ancora davanti ai miei occhi, col braccio teso che mi porge il numero di telefono.

Io, non so quale santo intervenne, dopo un po’ di esitazione, composi il numero. «Sono il vescovo Mani, vorrei parlare col Direttore Generale, anzi vorrei potermi incontrare con lui». Mi fu fissato l’appuntamento per due giorni dopo.
Mi presentai ma, esponendogli il caso, ebbi l’impressione che mi stesse a sentire, sì un po’ distaccato, ma anche attento. «Eccellenza», «Direttore»: erano i nomi con cui ci chiamavamo; mi accorsi che tra questa «Eccellenza» e questo «Direttore» qualcosa non passava. Al termine della conversazione ebbi la sensazione che si sarebbe impegnato, per cui, nel salutarlo, gli promisi che quella sera avrei detto il Rosario per lui. «No, Padre, – mi disse prendendomi per il braccio – lo dica per la mia famiglia». «C’è qualche problema?» «Si, disse, ho un figlio drogato: è a Milano con mia moglie che è disperata… e a me sta sfuggendo il controllo della situazione. Non so più cosa fare». «Se posso aiutarla… A Milano conosco tanta gente…». «No, Padre, Lei preghi, dica il Rosario per la mia famiglia!» Subito tutto cambiò: l’«Eccellenza» lasciò il passo al «Padre» e il «Direttore» diventò «Papà».
Avevo incontrato l’uomo, ma per incontrarlo dovetti essere introdotto nella sua famiglia, anzi mi venne messa in mano la chiave di casa: la croce.
Quante famiglie ho visitato e quante persone ho incontrato! Ecco perché oggi desidero essere da voi: per avere un vero incontro, non formale, ma davvero familiare. Parleremo della famiglia, di quella vera, di quella che nasce dal Matrimonio. La famiglia è una realtà naturale, con una propria dignità, ma Gesù, col sacramento del matrimonio, l’ha fatta diventare «soprannaturale» e, quindi, «divina».
Ma andiamo per ordine.

Tratto dalla pubblicazione LETTERA PASTORALE SULLA FAMIGLIA

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Tag: famiglia matrimonio

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