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Come ci si sposava a Roma prima della venuta di Gesù

Come ci si sposava a Roma prima della venuta di Gesù

Perchè proprio a Roma? Perché i Romani erano maestri nel fotografare la reatà, scegliendo la migliore situazione e farla diventare legge per tutti. Il Diritto Romano non veniva fatto a tavolino o nel Senato, ma dalla vita della gente. Mi spiego. La gente si organizzava nel modo migliore per acquistare un terreno, vendere una casa… e anche sposarsi.

Il giurista osservava, esaminava i vari modi, ne sceglieva il migliore e lo faceva diventare legge per tutti. Ecco perché Roma ha potuto dettare legge in tutto il mondo con il suo Diritto: era il più vero, il più civile, il più rispondente alla realtà.
Così è avvenuto per il matrimonio da cui nasceva la famiglia, cardine della società romana. Il giurista Gaio, nelle sue «Istituzioni», ce ne dà una descrizione perfetta. Anzitutto, il matrimonio era unico: un solo marito con una sola moglie. Erano anche ammesse le concubine, …ma la moglie era una sola.
Il matrimonio non era «a tempo»: non ci si sposava per cinque o dieci anni, ma per sempre; a meno che non si volesse interrompere quel vincolo perché era venuta meno «la ragion d’essere», «la sostanza» del matrimonio.
La sostanza, la ragion d’essere del matrimonio era l’«affectus maritalis», l’affet to sponsale, ovvero l’amore di un uomo per una donna in vista della famiglia, dei figli da generare insieme. Un affetto da distinguere bene da quello fraterno, paterno, amicale e, proprio per questa sua finalità procreativa, essenziale al bene e al futuro della società, assolutamente non paragonabile a quello tra due uomini o tra due donne, sebbene l’omosessualità non fosse certo assente dalla società romana. Proprio per questa sua finalità sociale, l’affetto sponsale non era sufficiente per diventare marito e moglie:doveva essere pubblicamente manifestato e sancito da un contratto. Il matrimonio è sempre un fatto pubblico che coinvolge la società, mai privato. Per questo, non erano previsti diritti familiari alle libere convivenze.
Quanto durava questo matrimonio? Quanto durava la ragione per cui si erano sposati, cioè finchè durava l’affetto sponsale: se veniva a mancare quello, finiva la ragione del matrimonio e quindi gli sposi non soltanto potevano ma, per assurdo, dovevano separarsi. Questo è esattamente quello che spesso avviene oggi: ci si sposa, poi non si riesce più a volere bene e si cambia con qualcun altro che si ama di più.
Ma i Romani avevano ragione o no? Certamente avevano fotografato perfettamente la realtà, una realtà a volte difficile da accettare, ma vera, perché l’uomo e la donna non sono normalmente fedeli. S. Paolo, nella lettera ai Romani, lo dice chiaramente: nell’uomo non c’è il bene, ma il desiderio di fare il bene; desiderio che ha delle flessioni per cui, parlando addirittura di se stesso, Paolo afferma: «Io non riesco neppure a capire ciò che faccio: infatti io non faccio ciò che voglio, ma quello che detesto». [Rom 7,15].

Di tutte le Virtù, la fedeltà è quella dove maggiore è la distanza tra desiderio e realtà. E, fra le varie forme di fedeltà, quella tra gli sposi risulta essere la più difficile: quanta gente osserva fedeltà alla Patria, agli amici, agli interessi e poi tradisce la moglie!
A tal proposito, l’Antico Testamento arriva a dire che Dio è l’unico sempre fedele, tanto che in Dio «fedeltà» e «santità» si equivalgono. Dio è l’unico veramente «Santo» [letteralmente: «separato», «diverso da tutti»] perché è l’unico che sa essere veramente «fedele»: è per questo che nell’Antico Testamento il divorzio era ammesso.
Dal matrimonio, così come lo concepivano i Romani e l’Antico Testamento, due cose risultano chiare: il matrimonio, origine della famiglia, deve essere unico ed è bene rimanga per sempre perché, di per sé, questo non è impossibile.
Ma, poiché l’uomo è fragile e infedele, la legge, sia romana che mosaica, non po - te va non prevedere la possibilità di uno scioglimento del vincolo in caso di mancanza di amore: «Sarebbe bene e bello … però…». La legge, sia quella degli uomini che quella di Dio, può porre un argine al male, ma non può rendere l’uomo capace di fare il bene, quel bene che l’uomo desidera compiere, ma non ha la forza di fare, soprattutto per sempre e in maniera fedele.

«È bene ed è bello rimanere insieme…»: il desiderio di essere per sempre con la persona amata è innato nell’uomo, di qualsiasi razza, epoca e cultura, anche poligama perché tra le varie mogli ce n’è sempre una preferita; l’amore totalizzante e assoluto è un desiderio inscritto nella natura, nel codice genetico di ogni uomo, di ogni donna.
Chi, quando è felice con la persona amata, non desidera che quella magia duri per sempre? Quale coppia può sentire come una vittoria il lasciarsi, l’interrompere un rapporto che li rendeva felici? Chi non sente la separazione come una costrizione poiché lo stare insieme è diventato troppo difficile, troppo duro, impossibile?
Il Vangelo ci dà la ragione di questa situazione così paradossale: il peccato originale. L’uomo è moralmente malato e perciò, instabile e infedele. Gesù è venuto a salvarlo, a guarirlo da questa malattia ereditaria che lo rende incapace di essere fedele all’ideale che gli viene proposto dalla sua stessa natura. Gesù è venuto a rendere l’uomo capace di fedeltà assoluta, a far sì che il desiderio naturale all’amore totale, inscritto fin dalle origini nel suo cuore - «…ma da principio non fu così» [Mt 19,8] diceva Gesù agli apostoli che gli ricordavano come Mosè ammettesse il divorzio -, diventi realtà. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» [Gv 15,13] ha detto ancora Gesù nel suo testamento spirituale poco prima di mettere in pratica queste parole, morendo per noi; ed ha aggiunto: «…anche chi cre - de in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» [Gv 14,12-13]: anche essere fedeli, capaci di amore assoluto come lo sono stato Io, anche nel matrimonio, sebbene io abbia rinunciato, per amore di tutti, ad avere una famiglia.
Gesù è venuto a rendere l’uomo capace di fedeltà, così com’è fedele Dio; è venuto a rendere l’uomo santo, com’è santo Dio; felice della sua felicità, quella che non passa, quella che resta, quella che non si pasce di illusioni. Gesù è venuto ed ha salvato tutto l’uomo, anche il suo amore, trasformandolo da infedele a fedele, da instabile a eterno.

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Tag: famiglia matrimonio

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