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Non sotterrare il dono

XXXIII Domenica del T.O.

Non sotterrare il dono

Il Vangelo di oggi si potrebbe qualificare il vangelo dell'"elogio del profitto", degli astuti garanti del portafoglio, un invito al massimo reddito. Una storia evangelica che suona melodia ai capi impresa e ai banchieri.... e che indispone i sindacati.
La parabola a prima vista ci sorprende per le tante sottolineature possibili: la suddivisione ineguale tra i servi, i modi con cui i due servi fanno fruttare il capitale, il modo con cui viene trattato l'incapace, tutti modi evidentemente poco evangelici. E' chiaro che la parabola non è da prendere a prima vista ma ha lo scopo di rendere in immagini forti l'urgenza di prepararsi al ritorno del Signore.

Riceviamo un deposito favoloso. Il talento, ai tempi di Gesù, aveva un valore diverso di quello di una moneta era invece quello di un capitale. Un talento o due rappresentavano una fortuna. Nella parabola si tratta di una somma inestimabile affidata gratuitamente.
Il dono della vita. Gesù vuole che riconosciamo "nell'uomo che parte per il viaggio" Dio stesso. Vuol dirci che tutto ci è stato dato da Dio stesso: la vita, il mondo da costruire, "ricchezze" conosciute e sconosciute. Di tutto quello che ci è stato affidato dobbiamo render conto. Nella prospettiva della parabola Dio ha messo tutto nelle nostre mani perché lo facciamo fruttificare.
Siamo gestori dei beni di Dio, ciascuno di ciò che ha ricevuto. La diversità dei doni che ciascuno riceve è in misura delle sue possibilità. La parabola non si ferma sulla differenza delle cifre, non si pone su una logica materialista e quantitativa. Nella logica del Regno di Dio è richiesto a ciascuno di fare quel che è possibile. Il senso della parabola è "ti sarà domandato secondo ciò che avrai ricevuto"
Il senso è che Dio ci associa ai suoi affari, cioè al suo regno: ciascuno riceve la sua parte di responsabilità. Dio ci vuole partecipanti "azionisti" della sua opera. Ci mette in un mondo pieno di possibilità perché siamo creatori con Lui. Non siamo i proprietari del mondo, ne siamo i gerenti.
Siamo di quelli che agiscono o che sotterrano?
Dio ha fiducia. Dio non sorveglia i suoi servitori , non da loro ordini precisi su come valorizzare il capitale, non entra nei dettagli sui conti dei suoi servitori riconoscendo però se sono investiti in un progetto e hanno creato del nuovo.
La sua "assenza" non è da prendere come disinteresse ma come l'esatta definizione di "Provvidenza" divina che non interviene alla maniera di un capo incapace di delegare. Lascia spazio alla nostra libertà e alla nostra creatività.
"Ho avuto paura" disse il terzo servo . Non ha rischiato niente, non ha perso niente e non ha guadagnato niente, ma non aveva capito che il padrone aveva fiducia in lui. Il nostro sguardo sul Signore condiziona i nostri impegni. La fiducia fa osare, rischiare. Siamo uomini liberi dalla paura e pieni di confidenza. Che cristiani siamo: attivi o passivi? Improduttivi o fecondi. Che facciamo della nostra vita?
Produrre frutti per il Regno di Dio fa entrare nella "gioia di Dio"

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