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Mercoledì

III settimana di Pasqua

Mercoledì

Insieme a Gesù, scendendo dal monte degli Ulivi incontriamo un gruppo di farisei che hanno portato un'adultera, presa in flagrante adulterio, strano che non abbiano portato anche l'uomo, e gli chiedono il suo parere sul da farsi dal momento che la legge di Mosè esigeva la pena della lapidazione.

Bei tipi , quei farisei per i quali la legge serviva per la pena, come i comuni che vivono della contravvenzioni. La legge non è in vista della pena ma della giustizia e dell'amore.
L'atteggiamento di Gesù sorprende. Anziché ribadire gli effetti della legge e ripetere la pena rimanda gli accusatori a se stessi scrivendo per terra alcune cose. Non sappiamo cosa abbia scritto, sappiamo soltanto che se ne andarono tutti a cominciare dai più anziani.
Poi rivoltosi alla donna: "Dove sono quelli che ti hanno condannata? Va e non peccare più".
E' la prima volta che si conclude un giudizio col perdono del reo nonostante la legge preveda il contrario. Solitamente si distingue tra "dolo" e "colpa" ma con pene diverse. Non è così davanti a Dio dove è prevista una terza soluzione, non soltanto assolto per non aver commesso la colpa o condannato ma perdonato.
Perché? Perché la pena del peccato è già stata scontata da un altro: da Gesù stesso che ha portato il peso dei nostri peccati e scontato tutte le nostre colpe.

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