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LE PARTI MENO DECENTI

III dom. del tempo ordinario

LE PARTI MENO DECENTI

San Paolo nella seconda lettura ci parla delle parti meno decenti, certamente, per un certo pudore, Paolo voleva dire le parti genitali. Solitamente si passa sopra a questo versetto anche per irritazione di coloro che non capiscono come possano essere nel corpo umano parti meno decenti. Certamente è un fatto di cultura anche se il silenzio su questa frase ci nasconde qualcosa di importante. In effetti di che cosa si tratta?

L’immagine del corpo rappresenta la chiesa , le nostre comunità. Le parti meno decenti come le parti più delicate (pensiamo all’occhio) indicano degli uomini: giudei e pagani, schiavi e uomini liberi e anche membri della comunità con la diversità delle loro funzioni. Paolo ci spiega che più un uomo è debole, più la sua funzione è modesta più bisogna trattarlo con rispetto e amore. Cosa c’è di più indecente di un miserabile, di uno svanito in una comunità di gente intelligente e distinta? Il povero, colui che non è saputo accedere alla “cultura” che non ha saputo sbrogliarsi nella vita? Ebbene, questi sono gli uomini a cui dobbiamo riservare la nostra attenzione. Gli altri non ne hanno bisogno. Nella comunità credente tutto è condivisione, onore e disonore; non possiamo escludere dal corpo membra che non ci piacciono: “la testa non può dire ai piedi non ho bisogno di voi”. Abbiamo bisogno anche dei poveri e dei peccatori.

Il discorso inaugurale , il suo discorso-programma, tutto improntato ad Isaia, Gesù va a farlo nella sinagoga del suo paese e ci dice che cosa è venuto a fare. Tutto di seguito parla dei personaggi "meno decenti" della comunità: poveri, prigionieri, infermi, oppressi. In conclusione, quello che dice San Paolo non è un consiglio di passaggio come :un compito tra gli altri "non dimenticatevi dei poveri" . Gesù ha ricevuto l'unzione dello Spirito per riabilitare gli uomini caduti. E' venuto per questo ed è questo ciò che dobbiamo fare. E questi uomini "meno decenti" che vorremmo nascondere, sono di fatto la figura di quel che siamo tutti noi: tutti gli uomini sono salvati da Cristo. Nessuno può dire che non ha bisogno. Tutti nella stesa condizione; il nostro male è ciò per cui, in prima istanza, formiamo un solo corpo.
Il corpo nella sua diversità. Dio crea sormontando il caos e mettendo ciascuna cosa al suo proprio posto, relativo al posto degli altri esseri. Differenza e relazione perché Lui stesso è diversità e relazione (Padre, Figlio e Spirito Santo). E' insieme che noi formiamo l'immagine di Dio. Da questo l'immagine del corpo. Nessuno da solo è il corpo. Ciascuno ha bisogno dell'altro per far corpo. Questo bisogno e apertura rompe la sufficienza in noi stessi. La diversità è il trampolino e il terreno dell'amore. Il peccato è partire dalla diversità per fare il contrario dell'amore: la divisione, l'esclusione, l'ignoranza di colui che è diverso. Gesù è venuto ad integrare nella comunione gli esclusi, sormontando il nostro peccato. Ma non lo fa in maniera esteriore, con una forma di condiscendenza lasciando ciascuno al suo posto dove è , ma prendendo il posto dei peccatori, lascia il suo posto e si fa "peccato" ed escluso. E' con noi e vuol fare con noi il percorso in senso inverso ricostruendo l'unità. Allora " Ci sarà soltanto il Signore, e soltanto il suo nome" (Zacc. 14,9) Eccoci arrivati allora al nostro posto, nell'unità dell'unico Dio.

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