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La venuta di Cristo

La venuta di Cristo

Il Vangelo di questa domenica ci presenta immagini terrificanti appartenenti al linguaggio biblico quando si parla della venuta di Dio. Basta ricordare come è descritta la manifestazione di Dio sul monte Sinai. Qui Gesù ci parla di un avvenimento positivo, il suo ritorno, la sua venuta nella gloria. Ammettiamo che non possiamo prendere alla lettera queste parole ma neppure considerarle pura poesia . Gesù vuol dirci qualcosa di preciso.

Siamo avvertiti. Confrontiamoci con la nostra fragilità di cui gli avvenimenti quotidiani sono una manifestazione. Fragile è la natura: basta una pioggia più abbondante ed ecco un nubifragio che si porta via case e persone. Fragile è la nostra economia moderna e la nostra tecnologia avanzata. Fragili sono le relazioni umane e l’amore delle coppie; fragile il nostro equilibrio sociale con tante persone escluse ed emarginate,”fuori strada”, fragile anche la nostra fede.

Il Signore ci raccomanda di stare svegli perché il giorno in cui la prova verrà non ci sorprenda all’improvviso. Stiamo pronti, non alla fine del mondo, improbabile nell’immediato, ma alla fine dei piccoli mondi in cui siamo installati. Viviamo nell’illusione del definitivo, ma in realtà viviamo nel provvisorio. Lo sperimentiamo quando qualcosa ci tocca da vicino: la morte di una persona cara, una separazione, un impegno svanito, una malattia … Non siamo sicuri del domani! L’appello del Signore alla vigilanza è da prendere sul serio.

Siamo invitati alla speranza. Essere vigilanti non vuol dire vivere nel pessimismo e nella rassegnazione. Il Vangelo ci invita ad una attesa ottimistica. Gesù stesso pochi giorni prima della sua passione annuncia “l’estate” della resurrezione sua e nostra.

I segni son chiari: sta per nascere un nuovo mondo. Gesù ci invita a guardare l’annuncio di un avvenire. Un rinnovamento è già in atto in maniera irreversibile dalla mattina di Pasqua. Il messaggio del Vangelo non cessa di germogliare dopo duemila anni di storia pervasa da testimoni luminosi della giovinezza di Dio. Il mondo nuovo si rigenera dolorosamente e anche “noi gemiamo”. Sappiamo bene che il mondo deve subire delle mutazioni per divenire vivibile e orientarsi verso il Regno di Dio. Dobbiamo realizzare la nostra conversione per acquisire “l’eredità dei santi nella luce”.

Riconosciamo i segni del Regno e associamoci. Tutti coloro che si mettono a servizio dei poveri sono degli anticipatori del mondo nuovo in cui la dignità di ciascuno sarà riconosciuta e rispettata. Tutti coloro che lavorano per la pace, per la giustizia, tutti coloro che nel deserto dell’amore amano disinteressatamente senza cercare l’interesse personale sono gli uomini dell’avvenire. Questi gesti del dono di sé non fanno rumore, non interessano i media, ma sono gli anticipatori del Regno di Dio.

Il Signore viene. Non aspettiamo le calende della storia. È ora che bussa alla nostra porta. “Nessuno sa né il giorno né l’ora, neppure il Figlio, ma soltanto il Padre”. Con queste parole Gesù tagliò corto alle supposizioni curiose degli apostoli. Il ritorno del Signore è una perpetua attualità. Ciascun istante della nostra vita è “la data e l’ora”.

“Nell’attesa della sua venuta” cantiamo in ogni Eucarestia. “In Lui, con Lui e per Lui”, camminiamo nella serena speranza e lavoriamo alla venuta del suo Regno “sulla terra come in cielo”.

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