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La grande sorpresa

Festa di Cristo Re

La grande sorpresa

Il giorno del giudizio finale sarà una grande sorpresa. Siamo certi che verrà. Quando? Alla fine del mondo. E la fine del mondo quando avverrà? E' una delle tante curiosità che Gesù non ha voluto soddisfare. E' certo che come una volta è cominciato il mondo per volere di Dio , ci sarà un'ora e un momento in cui tutto finirà, ovviamente senza chiedere il permesso agli scienziati, ma unicamente perchè Dio lo vorrà. Quel giorno è stato atteso e desiderato. I cristiani hanno sempre pregato "Vieni Signore Gesù!" ma nonostante tutto sarà una sorpresa, la più grande che possa sopraggiungerci.

La sorpresa non sarà soltanto per l’ora ma anche per ciò che avverrà, una sorpresa in bene o in male, in ogni caso una grande sorpresa. Impareremo una cosa che non sapevamo  anche se mentalmente l’abbiamo sempre conosciuta ma non è diventata carne e sangue della nostra vita. Qualcosa a cui non abbiamo mai veramente creduto, “creduto “ nel senso evangelico, cioè una cosa su cui abbiamo investito completamente la nostra vita.

Sappiamo che la relazione tra Dio e l’uomo ha conosciuto una chiusura, una limitazione: le alleanze con un popolo particolare, Israele. Con Cristo queste alleanze son diventate patrimonio dell’umanità intera anche se questo avviene attraverso la presenza e l’azione di un popolo, certamente aperto a tutti ma che costituisce nel mondo una comunità particolare, tipica: i discepoli di Cristo; la Chiesa. Cioè a dire che l’universalità finale, l’umanità unica ad immagine di Dio uno è ancora in gestazione. Da notare che la parabola ci presenta il giudizio della fine dei tempi omettendo temi che ci saremmo aspettati.  Niente esame su temi scelti che riguardano categorie particolari di uomini.

“Lo avete fatto a me”. Qui si tratta di leggere semplicemente la parabola: non è detto che è necessario vedere Cristo nei fratelli o tanto meno aiutarli perché “sono Cristo”. Alla fine dei tempi scopriremo che è Cristo che noi abbiamo aiutato. Se questo è rivelato ai giusti vuol dire che al momento  non lo sapevano. D’altra parte si stupiscono “Quando ti abbiamo visto?” Questi giusti hanno semplicemente fatto opera di umanità, senza riferimento ad una fede o ad una religione. Ecco che si apre ancora la prospettiva: ci sono uomini nel mondo che si sentiranno dire “è a me che lo avete fatto”. Senza essere mai stati evangelizzati. Quando noi aiutiamo l’altro per amore di questo altro, il Cristo, che non vediamo è già “la vita eterna”. Essere umano è essere immagine di Dio; è essere del Cristo. Come si legge nell’Apocalisse “secondo la misura in uso tra gli uomini  adoperata dall’Angelo” (21,17)

Gesù ci parla della rivelazione degli ultimi tempi ma, eccoci avvertiti fin d’ora che “ tutto ciò che fate al più piccolo dei miei, lo fate a me”. Ma allora, perché non posso legittimamente vedere il Cristo nei miei fratelli e comportarmi di conseguenza? E’ giusto ma devo dire che non mi interessa. In effetti  oggi aiutiamo il più “piccolo” dei fratelli non perché è “piccolo” e in necessità ma perché egli (?) è altra cosa che lui stesso: il Signore. Ora , mancando “piccolezza” e povertà ci mancherebbe certamente il Cristo che si trova sempre all’ultimo posto. E’ l’ultimo che è il primo e  non lo raggiungiamo che nell’ultima situazione per condividerla. In una rilettura della nostra vita , a posteriori, possiamo dirci: il Signore era là. E’ certo che il Giudice della fine dei tempi è il più povero tra di noi.

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