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La famiglia di Gesù

La famiglia di Gesù

Appena celebrata la nascita di Gesù la chiesa pone la nostra attenzione sulla sua Famiglia, è infatti l’unica cosa che possiede. Alla sua nascita colpisce la povertà assoluta del luogo e la privazione dell’accoglienza da parte degli uomini “venne nella sua casa e non lo riconobbero”. Appare anche chiaro il messaggio, il primo messaggio che Gesù ci offre: si è privato di tutto meno che della famiglia perchè si può fare a meno di tutto meno che della famiglia.

Per questo la famiglia è un diritto di tutti. La mancanza di una famiglia non è povertà ma miseria e la miseria non è un valore evangelico come la povertà ma una cosa da combattere come ci insegna la dottrina sociale della chiesa. Se la famiglia è un diritto di tutti e sempre, da bambini adulti e anziani, è anche un dovere far si che tutti abbiano una famiglia.

Ogni famiglia ha i suoi problemi, e nessuno pensi che quella di Gesù non ne abbia avuti. La scrittura non ci parla di problemi ma di situazioni in cui è venuta a trovarsi. Giuseppe, prima del matrimonio è alle prese con problemi davvero difficili. Per passare dalla paura alla fede ha bisogno di essere evangelizzato dall’Angelo. Luca ci parla di incomprensione dei genitori nei riguardi del figlio. Gesù manifesta chiaramente la sua indipendenza. Maria lo riprende e anzichè gettarsi tra le sue braccia chiedendogli perdono , si difende, contesta la loro ricerca e si prende l’ultima parola. Loro non comprendono ma non impongono la loro autorità. Il Vangelo ci dice “tornarono a Nazareth ed era loro sottomesso”. Ovviamente si sottomette perché vuole loro bene.

Altra cosa che colpisce nella famiglia di Gesù è il vicendevole rispetto. Rispetto di Giuseppe nei confronti di Maria, rispetto per il mistero dell’altro che è sempre della stessa famiglia,il mistero di Dio. Il rispetto è la prima espressione dell’amore e può essere il suo coronamento. Può essere anche la condizione dell’amore: quando non si sa più che l’altro è mistero diviene un oggetto ben conosciuto da cui non si aspetta niente. Questo rispetto non è soltanto un atteggiamento morale ma un atteggiamento di fede davanti al lavoro di Dio nell’altro. Il nostro prossimo è anche il luogo in cui Dio affronta e vince il male dell’uomo. Abbiamo un ruolo da giocare in questa lotta. Il nostro ruolo non è ne quello di combattere ne di prendere la direzione ma del rispetto.

Le generazioni. Ciascuno di noi viene al mondo per giocare il suo ruolo e poi sparire dalla scena. Questo ruolo è di trasmissione, abbiamo ricevuto la vita e dobbiamo donarla. Noi siamo relazione. E’ vero per la vita, per la scienza e per la cultura ed è anche vero per la fede. Sono queste generazioni in legame tra di loro che formano già il terreno dell’umanità unita. La vita ci viene da Dio attraverso queste persone che sono i nostri genitori e va a Dio attraverso questi uomini che sono i nostri figli. Da qui il rispetto e l’amore per coloro che ci precedono e per coloro che ci seguono.

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