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La difficile lezione della gratuità

XXV Dom T.O.

La difficile lezione della gratuità

La parabola che Gesù ci presenta oggi può presentarci diverse situazioni. Al momento in cui il Vangelo prende forma i pagani entrano nella comunità dei discepoli. Entrano così in un campo da lungo coltivato dalla comunità d’Israele. Non stupisce l’indignazione dei giudei di origine. E’la stessa indignazione del figlio anziano della parabola del Figliol prodigo. Si tratta di un peccatore convertito nei confronti di chi ha dietro di sè anni di onorato servizio nel campo del Signore. E’ sempre duro accettare che “le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio”.

Prendiamo la parabola per un altro verso: quello dell’invidia e della gelosia. La gelosia consiste nel rattristarsi di un bene che non possediamo. Questa tristezza può arrivare fino a generare l’omicidio. Lo sguardo diviene cattivo perchè Dio è buono. Il contrario dell’invidia è la lode che consiste nel rallegrarsi del bene che si vede nell’altro e sommamente in Dio. La lode è il vero sacrificio “Sacrificium laudis” perché ci fa volgere lo sguardo da noi stessi, da ciò che abbiamo o non abbiamo, per orientarlo verso il vero bene, Il “solo bene” Dio.

Orientare lo sguardo. Nella parabola di oggi abbiamo lo stesso movimento. All'inizio gli operai della prima ora fanno il paragone tra il loro lavoro e il lavoro degli ultimi chiamati. Ecco cosa hanno davanti ai loro occhi: gli altri e se stessi. Il padrone è tacciato d’ingiustizia. Risponde di portare lo sguardo su un’altra relazione: Te e Io.  Si ritrova così il figliol prodigo “Tu sei sempre con me e quello che è mio è tuo”. In altri termini ciò che conta è ciò che c’è tra Dio e noi. Per prima cosa dobbiamo riconoscere la giustizia di Dio nei nostri riguardi; cammino necessario per riconoscere l’amore perché portare il peso del giorno con Dio è un privilegio.

 

I primi e gli ultimi. A seconda di come la leggiamo l’ultima frase del Vangelo può essere letta come una allusione dell’ordine del pagamento che precede. Certamente pone qualche problema: perché questo capovolgimento dell’ordine naturale? Fantasia di Dio? Arbitrario? Deve pur esserci una ragione. A mio avviso è rinviato a tutto l’ordine del Vangelo dove vediamo “Il Primo” , il Cristo, prendere l’ultimo posto. L’ultimo citato dalla parabola è a giusto titolo  un povero. Il Cristo, essendosi fatto servitore, essendosi fatto ad immagine del povero, il povero si trova ad essere l’immagine di Cristo. Egli è dunque il Primo , come Primo è Cristo e noi sappiamo che Cristo diventa il Primo  prendendo il posto dell’ultimo. (Fil 12,5) Quanto al primo, anch'esso deve farsi ad immagine di Cristo accettando di farsi l’ultimo (essere pagato per ultimo nella parabola). Se non accetta di prendere l’ultimo posto cedendo all'invidia e alla gelosia non accetta di raggiungere Cristo. Ancora una volta il Vangelo ci spoglia di tutte le nostre pretese.

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