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Il regno di Cristo

Il regno di Cristo

“Tu sei il re dei Giudei?” Chiede Pilato a Gesù. Tante volte volevano proclamarlo loro re ed aveva sempre rifiutato, proprio ora, nel momento più difficile della sua vita Gesù si dichiara re. Perché proprio ora? Perché era il momento più adatto per non esser frainteso sul modo di essere re e sul genere di regno di cui parlava. Intanto precisa.

“Il mio regno non è di questo mondo” Cosa significa? Che il suo regno non ha origine nel mondo, ma gli viene dall’alto e precisa anche che non è re dei giudei, al contrario dirà che è re “di ogni uomo che appartiene alla verità”. Il suo regno non è di questo mondo come gli altri. Pensiamo facilmente che esser discepoli di Cristo, di Maometto o di Buddah (ammettendo che il buddismo sia una religione) dipenda dalla regione in cui siamo nati. Non si può mettere Cristo accanto agli altri. Quando avremo compreso questo potremo annunciare il Vangelo ai buddisti e ai musulmani senza attaccare fondamentalmente la loro religione. Il Vangelo è la buona novella annunciata da Dio a tutte le religioni e a tutte le culture, al di là di tutte le nostre divisioni mortali.

Come si stabilisce il Regno di Cristo? Come regna Cristo? L’Apocalisse parla di una specie di ritorno di “coloro che l’hanno trafitto” e che tutte le tribù della terra si percuoteranno il petto, cioè riconosceranno il male che hanno commesso mettendo a morte il giusto. Ritorno alla verità, al di là delle nostre aberrazioni. Lucidità di fronte alle nostre condotte omicide. Cristo accede al Regno facendosi uccidere (regna attraverso la Croce), dimostrando così, Lui, il giusto, che non merita la morte la follia di tutti i nostri comportamenti fratricidi, dominatori, espropriatori.

Cristo non si dichiara Re che al momento in cui, con le mani legate, si trova dinanzi a Pilato, nell’ora della sua più grande impotenza. Questa impotenza del Cristo, illumina sul filo della storia, e scandalizza gli uomini. L’inefficacia apparente del cristianesimo è proprio in rapporto a questo smacco.

Qui possiamo commentare l’affermazione “Io sono re” con ciò che segue: essere re è per Gesù “rendere testimonianza alla verità”. Dinanzi a questa verità ogni uomo prende le sue responsabilità. Il Cristo non ha altro potere che quello della verità (verità di Dio, verità dell’uomo). La sua potenza non si esprime con la forza ma per invito, l’attrazione verso ciò che è il vero valore dell’uomo. Una potenza che non è dominio ma liberazione.

 

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