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Il profeta ha parlato

Il profeta ha parlato

Nei momenti difficili del suo popolo Dio mandava un profeta. Nella liturgia di oggi ne incontriamo due :Baruc, segretario di Geremia e Giovanni Battista. Il profeta parla in nome di Dio e non ha scelta: la parola del Signore deve essere detta ai fratelli e non può in nessuna maniera sottrarsi a questo compito. Il contenuto della parola è sempre sostanzialmente lo stesso: il Signore è vicino al suo popolo, il Signore è fedele alla sua alleanza, l’uomo deve fedeltà e amore al Suo Dio che non lo abbandona mai. Il profeta vede e parla.

Il profeta vede ma non è un indovino, il futuro lo conosce soltanto Dio. Il profeta è una sentinella. Scruta acutamente il presente, è attento agli avvenimenti. Se vede più lontano dei suoi contemporanei è perché vede in profondità. Non si ferma alle apparenze. Riflette, medita, considera gli avvenimenti, le circostanze e tutto l’insieme, i comportamenti, le scelte, gli atteggiamenti del cuore dei protagonisti umani di ciò che avviene. Il suo sguardo mira sempre a che l’atteggiamento di fede non sia trascurato ma al contrario scelto continuamente. Nelle diverse voci del tempo e della storia è la voce di Dio.

Il profeta fa la costatazione che il cuore dell’uomo è complicato e malato. E noi stessi facciamo continuamente l’esperienza della differenza che c’è tra il nostro desiderio di bene e il farlo che in alcune circostanze può essere crudele e doloroso. Il profeta però non ha soltanto lo scopo di ricordare con forza e vigore il male che siamo capaci di fare e che realmente facciamo ma di ricordare anche che la misericordia di Dio cammina col peccatore per aiutarlo e rendere il suo agire buono e fecondo.

La parola del profeta è parola di misericordia. Non vuol dire che fa economia sulla verità delle azioni o delle situazioni inadeguate del peccatore , ma attesta che la vita umana non è chiusa nei limiti del peccato. Bisogna comporre onestamente il male che c’è da farlo recedere sempre più attraverso la chiara coscienza del bene da fare e del male da evitare in un impegno da rinnovare di giorno in giorno con l’aiuto della grazia.

Il Precursore si presenta a noi e come Isaia proclama l’imminenza di un mondo rinnovato, liberato dall’anarchia e dalla disarmonia del peccato. Un mondo pacificato che vive della salvezza portata da Dio nella persona del suo Messia. Ma questo non è il mondo che abbiamo sotto gli occhi. E’ vero. La creazione gene ancora dei dolori del parto……. Noi applichiamo a noi stessi la preghiera che San Paolo faceva per i Filippesi : “Io prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. (Fil 1,11)

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