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Il dono dell'umiltà

XXXI Domenica del T.O.

Il dono dell'umiltà

Gesù lo aveva detto spesso, nel suo Regno non si devono cercare i primi posti, che i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi, che non ci sono classi, quelle dei maestri e quelle dei servi ma che il miglior servo sarà il vero maestro.
Gesù non lo aveva soltanto ripetuto ma aveva anche dato un esempio con la sua vita e la sua morte. Sulla via dell'umiliazione, su cui gli uomini tergiversano Lui ci ha preceduti.
Malgrado tutto questo una ventina di anni dopo la sua Resurrezione i Suoi si riunirono a Gerusalemme per un "Concilio" in cui ripetere le scelte che Gesù aveva proposto.

E' chiaro che dietro il rimprovero rivolto agli scribi e ai farisei c'è un avvertimento per la comunità primitiva dove cominciavano a sorgere divisioni e antagonismi. C'erano dei fratelli che pretendevano di occupare i primi posti, che volevano le cattedre più alte e che si facevano chiamare maestri, padri e anche capi. Che insegnavano, ma non mettevano in pratica quello che insegnavano, che prescrivevano regolamenti da cui si dispensavano; in seno alla chiesa c'era una casta di notabili, di credenti di prima classe riconoscibili dagli abiti, dalle loro devozioni ostentate reclamando i primi posti pensando che gli fossero dovuti. L'orgoglio che un giorno il demonio aveva instillato nel cuore di Adamo riviveva nel cuore dei migliori. Quell'orgoglio che era stato causa della caduta di Adamo aveva lasciato le cicatrici in ciascuno di loro.

Per l'orgoglio c'è un solo rimedio: L'umiliazione. Gesù ce ne ha dato l'esempio "Si è umiliato fino alla morte e alla morte di Croce" ed è a causa di questa umiliazione che "Dio lo ha esaltato".
E' il segreto della Pasqua, la meccanica o la tecnica Pasquale, la sua forza segreta nascosta in ciascun gesto di umiltà.

L'umiltà non è la nostra ma quella che Dio un giorno ci darà. La nostra, frutto di sforzi, è praticamente impossibile. L'umanità è piena di false umiltà e anche la Chiesa. Tutto ciò che siamo capaci di organizzare per acquistare l'umiltà col nostro sforzo spesso è soltanto un orgoglio nascosto che cerca di mettersi in mostra. Giovanni Cassiano paragona l'umiltà alla cipolla : Quando il cuoco la sfoglia c'è sempre una nuova foglia fino alla fine. Niente di straordinario. Dice Isacco il Siro "L'umiltà è l'abito di Dio" e nessuno può strappare di dosso l'abito a Dio ma sarà Dio stesso che ne fa dono.

Ma come divenire umili? La questione è già risolta perché non è mai libera dall'orgoglio. Non c'è niente da fare. C'è soltanto da contemplare e accettare. Prima di tutto contemplare ; guardare Gesù che si manifesta mite e umile di cuore e desiderare di essere come Lui rispondendo all'invito che ci rivolge "Imparate da me che sono mite e umile di cuore",
Poi accettare non tanto segni di umiltà ma le umiliazioni. Non c'è umiltà, diceva San Bernardo, senza umiliazione e riceverla da Gesù perché Lui solo sa cosa ci serve. Non spetta a noi sceglierla o provocarla. Noi sceglieremmo sicuramente qualche umiliazione gloriosa che farebbe parlare di noi. Solo Gesù sa cosa è per noi davvero umiliante e ci fa bene per farci essere simili a Lui.

A Charles de Foucauld che cercava sinceramente l'umiltà , il suo saggio direttore spirituale, l'Abbè Huvelin, consigliò di scegliere sempre l'ultimo posto, sicuro che nessuno glielo avrebbe portato via. Credo che sia un consiglio valido anche per noi.

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