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Chiamati per nome

Chiamati per nome

La chiesa si sta organizzando. “Ecco l’Agnello di Dio”. Così Giovanni battista indica ai suoi discepoli il Messia. Gesù continua il discorso”Venite e vedete”. La risposta alla chiamata di Gesù si traduce per Andrea in un appello che lancia a Simone , suo fratello :”Abbiamo trovato il Messia”. E Simone a sua volta si trova chiamato da Gesù : “Tu sei Simone , figlio di Giovanni, ti chiamerai Kepha” E il vangelo continua con la chiamata di Filippo e di Natanaele. La chiamata è contagiosa. La buona novella della venuta del Messia non può essere custodita in segreto. Si annuncia agli amici e alla famiglia che a loro volta fanno l’esperienza dell’incontro con Gesù. La chiamata di Dio è particolare e propria per ciascuno ma non è mai isolata.

La chiamata passa attraverso la Croce. “Ecco l’Agnello di Dio”. La designazione del Battista come Agnello di Dio mette il ministero di Gesù nella prospettiva della Croce. Il sacrificio di Gesù , della sua vita, del suo corpo per la salvezza del mondo è già all’inizio del suo ministero. La designazione di Giovanni Battista risuona in ogni Eucarestia. La frase che viene pronunciata dal sacerdote che presenta il pane e il vino divenuti il Corpo e il Sangue di Cristo, suscita la magnifica professione dei fedeli “Signore io non son degno di riceverti, ma dì soltanto una parola e io sarò guarito”.

Riconoscimento della presenza di Cristo nel pane e nel vino; confessione della propria indegnità a riceverlo;affermazione dell’efficacia di questa comunione per la nostra guarigione spirituale e fisica per la salvezza del mondo significa riconoscere che la nostra guarigione passa attraverso il Corpo di Cristo. Questa chiamata è contagiosa. Come i primi discepoli corrono ad annunciare di aver incontrato il Messia, l’Eucarestia ci manda ad annunciare la buona novella : Cristo è presente!

Ovviamente questa chiamata non si rivolge solo ai vescovi, ai preti e ai religiosi ma a tutti i cristiani e per i laici c’è una differenza da segnalare : è nel seno della propria responsabilità familiare, professionale e sociale che sono invitati a condividere la loro testimonianza.

Siamo chiamati a partire “lasciate le loro cose lo seguirono”. Ci si può stabilizzare anche nella chiesa. Non basta dire “Si” una volta in circostanze eccezionali : è da rinnovarlo ogni giorno. Non si è mai finito di dipendere da se stessi.

Siamo chiamati a parlare. La testimonianza della vita è capitale ma non basta “Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni”

Siamo chiamati a condurre i nostri fratelli a Cristo. Il cristianesimo non è una dottrina da insegnare,una spiritualità da promuovere o una morale da proporre. Urge facilitare un incontro con Gesù evocando la sua vita,la sua parola., le sue azioni, la sua passione e la sua resurrezione. Si tratta di testimoniare la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore per Dio e per gli uomini. E’ la qualità del nostro rapporto col Signore che è determinante. E’ l’anima di ogni apostolato.

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